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Gli antiparassitari di sintesi ad ampio
spettro vengono sovente somministrati agli animali da allevamento quali
bovini, ovicaprini, suini, e ai cavalli in maniera routinaria, da 2 fino
a 4-6 volte l’ anno. Anche nel cane è una pratica diffusa per il
controllo di alcune parassitosi. Una classe di farmaci molto utilizzata è
quella delle avermectine, antiparassitari ad amplissimo spettro, in
grado di uccidere 85 specie diverse di parassiti dei mammiferi
domestici, del pollame, dei pesci e delle piante. Le avermectine,
escrete soprattutto con le feci degli animali sottoposti a trattamento,
hanno una lunga persistenza nell’ambiente, valutata in diversi
esperimenti da alcune settimane ad alcuni mesi. Per la loro natura
lipofila e scarsamente volatile si legano soprattutto al suolo e alla
materia organica, e alcune condizioni come il freddo e l’ anaerobiosi
prolungano la loro persistenza. Vi sono scarsi dati circa la
ecotossicità e la persistenza dei loro metaboliti (sono13 per la
ivermectina). Sono nocive per moltissime specie di invertebrati, molto
importanti per la conservazione e l’ equilibrio di ecosistemi sia
acquatici che terrestri, appartenenti agli ordini: Dictyoptera,
Anoplura, Homoptera, Thysanoptera, Coleoptera, Siphonaptera, Diptera,
Lepidoptera e Hymenoptera, e per alcune specie di pesci. Gli insetti
sono fondamentali in quanto partecipano al riciclo dei nutrienti,
contribuiscono al mantenimento della sostanza organica del terreno e
quindi della fertilità, sono fonte di cibo per vertebrati quali uccelli,
anfibi, mammiferi. Le feci dei mammiferi, in particolare dei bovini,
costituiscono un microhabitat per lo sviluppo di numerose specie di
invertebrati. Un largo utilizzo delle avermectine tende quindi a far
decrescere la biodiversità. La pratica routinaria è quella di effettuare
trattamenti antiparassitari periodici nelle specie zootecniche e nel
cavallo, soprattutto nel caso in cui i soggetti pascolino. Negli ultimi
anni sono stati messi in evidenza fenomeni di farmacoresistenza da parte
dei parassiti ai farmaci di sintesi. Nell’allevamento biologico il
letame prodotto dagli animali viene utilizzato per fertilizzare i campi,
quindi la somministrazione di molecole ecotossiche che raggiungano le
escrezioni animali implica un impatto sull’ ambiente. La precedente
normativa sul biologico (Reg. CEE n. 2092/91, Reg. CEE 1804/99)
imponeva dei limiti al numero dei trattamenti antiparassitari, e al tipo
di molecole da utilizzare, che dovevano essere caratterizzate da“
basso impatto ambientale, una rapida metabolizzazione, limitati effetti
tossici e tempi di sospensione inferiori ai 10 giorni.” L’ attuale
Regolamento (Reg. CEE889/2008) toglie tali limiti all’utilizzo degli
antiparassitari, tali farmaci vengono inoltre aggiunti alle eccezioni in
base alle quali, se un animale subisce molti trattamenti, può comunque
essere commercializzato come biologico.“Ad eccezione delle
vaccinazioni, delle cure antiparassitarie e dei piani obbligatori di
eradicazione, nel caso in cui un animale o un gruppo di animali sia
sottoposto a più di tre cicli di trattamenti con medicinali veterinari
allopatici ottenuti per sintesi chimica o antibiotici in 12 mesi ……..
gli animali interessati o i prodotti da essi derivati non possono essere
venduti come prodotti biologici e gli animali devono essere sottoposti
ai periodi di conversione previsti all’articolo 38, paragrafo 1.” Vi
sono molte pratiche, sia mediche che gestionali, utili a limitare le
parassitosi negli allevamenti, come rotazione e turnazione dei pascoli,
attenzione alla genetica e alla igiene dell’ allevamento, omeopatia e
fitoterapia. Il trattamento farmacologico di sintesi deve essere mirato,
e non routinario, l’opportunità del trattamento antiparassitario va
valutata dal medico veterinario in relazione allo stato di salute degli
animali, alla qualità e quantità di parassiti presenti (analisi
parassitologiche di tipo quantitativo) utilizzando molecole a spettro
limitato, meno ecotossiche rispetto a quelle ad ampio spettro. In
natura si instaura un equilibrio tra ospite e parassita,e una bassa
infestazione degli animali stimola meccanismi naturali di difesa, può
essere controindicato sottoporre a trattamenti animali continuamente
esposti e reinfestioni, come gli animali che pascolano, ma conviene
invece implementare pratiche gestionali di contenimento della carica
parassitaria nei pascoli e pratiche mediche che supportino la naturale
resistenza degli animali. Come si evince da alcuni studi i trattamenti
omeopatici possono favorire un contenimento della carica parassitaria
sotto la soglia di rischio sia zootecnico che sanitario.
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